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Ormai da tempo, gli europei, costretti a vivere in città sempre più affollate, inquinate dalle macchine (vere padrone di strade, piazze e vie), omologate culturalmente ed economicamente, si rivolgono sempre più spesso alle agenzie turistiche in cerca di qualche offerta che li porti in posti dai ritmi di vita il più possibile arcaici e "puri". 
A questi signori la nostra associazione offre la possibilità di entrare in contatto con una delle regioni più affascinanti del nostro continente: la Moldavia rumena; da sempre terra di confine e di passaggio, vera porta dell'Oriente, abitata da gente contadina dall'ospitalità proverbiale. 
Una terra dove vive un popolo che può fregiarsi del titolo di "più cattolico tra i cattolici": i Csango
Quando due Csango si incontrano si salutano sempre con un "Isten álgyon" (ovvero, "Dio ti benedica"), rispondendo "Álgyon meg" ("Benedica te"). Ogni momento della giornata di un Csango è scandito dalla religione, che è più che "lo strumento attraverso il quale parlare con Dio" - come amano dire i Csango stessi -, ma il vero collante di un popolo.  

La cosa non deve stupire: i Csango sono cattolici di rito latino, come gli Italiani, i Francesi e gli Spagnoli, in un mare di Rumeni ortodossi. Da sempre qui l'identità religiosa romano-cattolica è il simbolo dell'identità culturale dei Csango. I Csango si vantano della loro cattolicità.  
Così si spiega come mai in ogni terra csango si trovino una gran quantità di marginette dedicate alla Madonna, Croci e altarini, mentre le case csango sono decorate con un gran numero di immagini sacre, per lo più realizzate al telaio.
Ma questa fierezza di essere "diversi" dai vicini Rumeni non ha mai significato chiusura. I Csango, infatti, hanno sempre mostrato grande ospitalità, accettando di buon grado la convivenza di popolazioni provenienti da Est e da Ovest, da Sud e da Nord (solo per far qualche nome: gli Ungheresi in fuga dai Peceneghi, i Cumani in fuga dai Tartari, gli Iasi dall´Iran, coloni ungheresi e sassoni, Ussiti in fuga dalla controriforma cattolica, Székely in fuga dagli Austriaci, pastori Valacchi - gli antenati degli attuali Rumeni - provenienti dal Sud dei Balcani in cerca di pascoli).
Il patrimonio culturale csango mostra chiari i segni di questo incontro tra popoli. Se la loro lingua è un ungherese arcaico con un gran numero di parole rumene (oltre che slave e turche) e influenzata dall'ungherese parlato dai vicini Székely (soprattutto nei villaggi csango a Sud ed ad Ovest di Bákó/Bacau), i vestiti e l´arredo delle case mostrano una commistione di elementi ungheresi, székely (vesti maschili), rumeni e piú in generale balcanici (soprattutto nelle vesti femminili). Nei balcani, a dispetto di ogni passata e moderna ricerca di "purezza di sangue" i popoli hanno sempre scambiato conoscenze, tradizioni e idee. I Csango sono il prodotto di questa Europa delle commistioni e delle aperture.

Il patrimonio csango emerge in tutta la sua unicità e forza espressiva nel canto e nella musica, nelle usanze, nella letteratura e nelle arti decorative. 
Le ballate, i racconti popolari, le canzoni, gli usi e i riti dei Csango risalgono ai secoli più remoti della storia dei popoli ungheresi (che, tra XVIII e XIX secolo, subirono una modernizzazione della lingua e dei costumi ad opera dell'industrializzazione e delle autorità statali). Grande interesse riveste, in particolare, il variegato gruppo di ballate medioevali. Le canzoni religiose risalgono per la maggior parte ai secoli XVI e XVIII. 

I canti dei Csango, registrati a partire dal 1929, per la loro arcaicità e varietà hanno svolto per i popoli di lingua ungherese lo stesso ruolo avuto dalla letteratura dei Kareli  per i Finlandesi.
Più forte è, invece, l''influsso che si può registrare nella musica strumentale da parte degli altri popoli balcanici (rumeno in particolare). Anche tra i balli dei Csango molti sono i contributi rumeni. Un patrimonio che fa dei Csango un popolo tra i piú ricchi culturalmente tra quelli europei.

Un patrimonio che i Csango vorrebbero conservare e far conoscere a tutti gli altri popoli d´Europa. Un patrimonio che potrebbe essere la base di uno sviluppo sociale ed economico che, in una Romania ancora in mano ai vecchi sistemi di potere nazional-"comunisti", stenta a decollare.
I poteri forti, infatti, non vogliono lo sviluppo dei Csango ed ostacolano con ogni mezzo qualsiasi iniziativa volta a dare a questo popolo la piena cittadinanza.
Le autorità temono che questa "diversità" culturale dei Csango possa far nascere esperienze di sviluppo alternative, svincolate dalla ferrea burocrazia ereditata - e mai realmente smantellata - dall'era Ceasusescu. 
Oggi, nel 2002, i Csango combattono una battaglia per la loro sopravvivenza, minacciata da ogni lato.
L'Europa ha già dato i suoi primi segnali di interessamento. Il Consiglio d'Europa stesso è intervenuto, con la Raccomandazione n. 1521, indirizzata alle autorità civili e religiose di Romania, il 23 maggio 2001. La OSCE ha istituito di recente una Commissione di vigilanza sui Csango.
Ma che può fare la diplomazia, se non si mobilitano le coscienze dei singoli? Come possono i Csango vincere questa battaglia per la sopravvivenza se sono lasciati soli?
Le richieste dei Csango sono minime: non vogliono creare uno stato, ne una regione autonoma; vogliono soltanto scuole più moderne, dove si insegni anche in ungherese , la loro lingua madre (molti di coloro che terminano le scuole dell'obbligo sanno a malapena leggere e scrivere); chiedono di poter dar vita a istituzioni culturali ed educative che tutelino la loro cultura (chi organizza corsi di lingua ungherese,

 di musica e canto csango viene additato dalla stampa di regime come sciovinista e multato dalle autorità di Polizia); vorrebbero creare occasioni di sviluppo economico alternativo; vorrebbero  usare le loro chiese (costruite anche con i loro soldi) e cantare i loro antichissimi canti; vorrebbero semplicemente comunicare ed educare alla comunicazione: un crimine per chi vorrebbe il controllo totale e totalizzante sui popoli.
La drammatica situazione in cui sono costretti a vivere i Csango è resa ancor più assurda se si considera che essi non potrebbero mai costituire un pericolo per la maggioranza rumena della Moldavia: disseminati in villaggi raramente contigui, fieri di essere elemento di unione tra ungheresi e rumeni, fieri di essere cittadini rumeni,  fieri del loro essere Moldavi (non a caso il principale poeta csango vivente, András Duma-István, ha intitolato la sua antologia "Énországom Moldova", ovvero "Moldavia patria mia") csango vorrebbero essere buoni cittadini rumeni. Cittadini di uno stato rumeno, però, che sia tollerante nei loro confronti, che gli permetta di sentirsi tranquilli senza dover abdicare alla propria identità linguistica e culturale. 

Cittadini di uno Stato che nel nome ("Romania", nato nel XIX secolo), e nello stemma (l'Aquila dell'Impero romano e bizantino, ritornato in usodopo la caduta di Ceauseascu) pretende - e a ragione (in una regione,
  quella dei Balcani, dove sotto gli Imperi Bizantino, prima, Turco e Austro-Ungarico poi, i popoli convivono da millenni) - di portare avanti - non solo nella lingua rumena - lo spirito di Roma, ovvero della civiltà che ha prodotto la carta dei diritti dell'uomo. Questo sito vorrebbe semplicemente garantire un canale di collegamento con i Csango, a cui noi tutti ci sentiamo di dire: "coraggio, avanti! siamo con voi!"

 

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