Associazione Amici dei Csango onlus

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Luca Testa, Lettera da Dio ai Csángó 

Luca Testa è nato a Busto Arsizio nel 1971. Laureato in Filosofia alla Statale di Milano, dopo alterne vicende esistenziali, è occupato in impiego prosaico per necessità. Animo inquieto dai molteplici interessi, proclamatosi poeta, è già autore del Diario di trasbordo di un alcolista in astinenza (Ed. Oppure, 2000) e de Il Monologo dei Pazzi (Michele Di Salvo Editore, http://www.disalvoeditore.it, 2003). Oggi vive e lavora a Piacenza. Amico da sempre di chi lotta per i propri diritti, l´autore ha voluto condividere con noi alcune sue riflessioni sulla triste realtá dei Csángó.

 

Correndo ormai l’anno 2003, la storia sembra comunque arrestarsi o, meglio, andare all’indietro e nemmeno si capisce il perché dell’inasprirsi delle prepotenze perpetrate da istituzioni vigenti (sedicenti repubblicane e democratiche) ai danni di minoranze, che né violentemente né provocatoriamente tentano semplicemente di preservare le loro tradizioni.

Non si vuole perorare cause religiose (peraltro altrui) e nemmeno fomentare lotte politiche (peraltro pubbliche e di tutti), ma è opportuno preservare l’inesauribile patrimonio comune della diversità. Senza chiamare in causa le conquiste di consapevolezza storica (umana, sociale e culturale) della dialettica hegeliana rimane fuor di dubbio che ciò che consente al mondo di avanzare è propriamente la diversità. L’alterità è il riferimento privilegiato di ogni individuo, laddove egli tenda a perpetrarsi in qualcosa di più della monade, sia una comunità, sia una pubblica istituzione, sia una chiesa, sia una repubblica, sia infine una società mondiale.

Parlare dei Csango significa esprimere la nostra umanità.

Perorare i diritti dei Csango significa difendere le nostre aspirazioni ad aggrapparci alle nostre tradizioni, prima che ad ogni altro valore imposto o calato dall’alto (forse da persone più colte e intelligenti, ma forse perché no da persone perfide e prepotenti…chi può dirlo a priori?) Nel dubbio rimanga da tutelare ogni libertà di dissonanza. La storia dei Csango accade in Romania, mentre in Italia ogni giorno di più sembra che chi non voglia sentirsi in accordo con le politiche, peraltro scellerate dei governanti, sia semplicemente un povero pazzo, senza nessun diritto di pensare liberamente. Ancor più viene continuamente confermata la disponibilità al dialogo, ma di un dialogo in cui la replica sia sempre unicamente: “Sì avete ragione, Vi appoggiamo in toto”. Siffatta sembra essere a tal punto la democrazia, parola troppo spesso pronunciata ed ormai svuotata di concreta appartenenza. Davvero poco resta al di là del verbo ed è perciò che battagliare culturalmente per i Csango risulta fondamentale anche per le nostre misere esistenze quotidiane. Sul luogo di lavoro o nella propria comunità, nel proprio paese e nel mondo intero.

Tuteliamo le libertà d’espressione dei Csango!

 

Domande per gli uomini di fede: che significato può avere mortificare una forma di credo radicata sia nella tradizione, che nelle abitudini quotidiane? È sensato pensare di sostituirla o, peggio, di blindarla (imbrigliarla) se essa è profondamente insita negli animi del popolo, oltre che nei costumi? Qualora essa sia sorta spontanea e si sia mantenuta viva, anche in virtù di lotte di sopravvivenza, di caratterizzazioni locali e propriamente in contrapposizione a pre-poteri forti e piuttosto aggressivi, è sano ed anche ragionevole pensare di smantellarla con le astuzie e l’ipocrisia? Perché si perpetra proditoriamente la volontà di eliminare da un altro popolo precisamente il genuino spirito vitale, se non per cancellarne le istanze comunque rivoluzionarie rispetto al nostro modo di intendere e quindi perché? se non per paura della vuotezza e della pochezza dei propri contenuti e delle proprie tradizioni? Cosa davvero si intende cancellare profanando la fede, pure schietta, altrui.

 

Domande per gli uomini delle istituzioni politiche vigenti: perché volete assoggettare l’alterità ad ogni costo, al prezzo anche della Vostra “faccia”. Come potrebbe giovarVi la risoluzione violenta (intensa) di addomesticare il più debole (perlomeno per numero)? È sensato affermare che nemmeno Vi sfiora l’ipotesi che il “diverso e minore” possa essere risorsa da sviluppare, anziché da sfruttare annullandola? Quale lungimiranza pensate di riporre nell’affrontare ogni genere di questione, anche quelle che ritenete più importanti? Vi chiediamo di dettarci i Vostri tempi, se non addirittura di indicarci dei progetti…siete in grado? Sarebbe al momento sufficiente una gerarchia di questioni prioritarie secondo la Vostra logica, sempre che ne esista una…

 

Domande per gli uomini politici-idealisti: Voi che perpetrare le cause dei diversi e delle minoranze, non pensate che non sia possibile tracciare una gerarchia delle esistenze da tutelare, ma che esse siano parimenti essenziali. Come potrete a tal punto garantire tutti quanti i punti di vista? Qualora ne foste in grado, Vi chiederemo di partite dai Csango, di cominciare la vostra cavalcata donchisciottesca a favore degli umiliati propriamente dalla salvaguardia di questa cultura. Cosa ci risponderete in merito a questi soggetti in via d’estinzione (spegnimento consapevole e voluto da chi tiene le redini,  da chi governa)? Oppure tutelerete solamente quei soggetti comunque visibili o perlomeno degni di pubblica risonanza? Allora intendiamoci veramente: saranno solamente loro (i non-tutelati) a poter tutelare se stessi e tutto il resto è contorno o, peggio, vuota chiacchiera e Voi dei giocherelloni viziati dall’Occidente, che talvolta s’interessano dei folklori altrui.

 

Domande per gli uomini indifferenti (la maggioranza per la quale è tutto uguale, ciò che passa è sempre la vecchia storia di cui lamentarsi e nulla tentare, perché è impossibile da cambiare). Cosa chiedere a Voi, così tanti e belanti, che davvero si possa pensare di trarne una forma di risposta, seppur nel modo di altre domande da porre al Vostro inconscio oppure al precipitato della Vostra consapevolezza collettiva. Trovato!!! Vi chiederemo di identificarVi, perlomeno soggettivamente.

È per Voi possibile esprimere argomenti in merito alla Vostra originalità, che siano sentiti quanto i Csango provano per sé stessi e per la loro individualità comunitaria. Non provate a rispondere se non prima di aver cercato di conoscere un Csango.


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